PRINCIPALI ATTIVITA’ PARLAMENTARI DELLA SETTIMANA 24 Maggio/30 Maggio

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by Alex C.

RSM5S Marco Travaglio sbugiarda i giornali che parlano di Flop del Movimento 5 Stelle

Nel suo editoriale di oggi, sul Fatto quotidiano, Marco Travaglio con parole molto dure dice quello che pensa del risultato elettorale dello scorso fine settimana. E non lo fa soltanto parlando, ma con numeri alla mano, per dimostrare quanto i giornali che hanno gridato al Flop dell’antipolitica abbiano ingigantito la discesa del Movimento 5 Stelle.

“Chi ha visto i tg e i talk di lunedì e ha letto i giornali di ieri s’è fatto l’idea che gli italiani, improvvisamente impazziti tre mesi fa quando andarono in massa a votare Grillo, siano prontamente rinsaviti precipitandosi a premiare il Pd e le sue larghe intese col Pdl. A parte una quota crescente di elettori che, in preda a una non meglio precisata “disaffezione” o “distacco” dalla politica, è rimasta a casa.” inizia Travaglio per poi riportare i titoli delle principali testate giornalisticheCorriere : “Vince l’astensione, perde Grillo, sale il Pd”. Repubblica : “La rivincita del Pd, crolla Grillo”.La Stampa:“Fuga dal voto, flop dei grillini, il Pd risale”. L’Unità: “Avanti centrosinistra”, “La spinta per ripartire”. Libero : “La tenuta del Pd allunga la vita al governo Letta”.”.

Nei titoli si parla solo dell’insuccesso del M5S e della risalita del Pd, tralasciando però tutto quello che si cela dietro a questi risultati.

Travaglio fornisce i numeri per un chiaro esame del risultato delle elezioni comunali “Poi uno legge i numeri e scopre che non ha perso solo Grillo. Han perso tutti. Chi molto, chi moltissimo.
Prendiamo Roma. Alle ultime comunali del 2008, quando Alemanno batté Rutelli al ballottaggio, il Pd prese 520.723 voti (34,04%) e il Pdl 559.559 (36,57%). L’altroieri il Pd s’è fermato a 267.605 (26,26%) e il Pdl a 195.749 (19.21%). Cioè: il Pd ha perso 295.160 voti (-43%) e il Pdl 457.935 (-65%). Ma, si dirà, era un altro mondo: i neonati 5Stelle si fermarono al 2%. Bene. Allora vediamo le politiche di febbraio 2013. A Roma il Pd raccolse 458.637 voti (28,66%) e il Pdl 299.568 (18,72%). Cioè: in tre mesi il Pd ha perso per strada 191.032 voti (-41%) e il Pdl 103.819 (-34%). Che senso ha dire che il Pd “sale”, o “avanza”, o “tiene”, o “risale” o addirittura ottiene la “rivincita”, quando nei comuni capoluogo perde il 38% dei voti in tre mesi?”.

In effetti vista così la storia ha un’altro sapore, non c’è una risalita del Pd se si confrontano i risultati odierni con quelli precedenti, e non vecchi chissà quanto ma solo di alcuni mesi.

“Sappiamo bene che, nelle comunali, conta arrivare primi. Ma questo varrebbe anche se la prossima volta i votanti fossero tre, e due scegliessero il Pd e uno il Pdl: sarebbe questa una vittoria, una salita, una risalita, una rivincita, una tenuta, un’avanzata, una spinta? Ma ecco l’angolo del buonumore, cioè il Giornale. Titolo: “Il voto non preoccupa il Cav: il governo rimane al sicuro”.
Svolgimento: “Che avrebbe dovuto pagare un piccolo pedaggio alle larghe intese, il Cavaliere l’aveva messo in conto”. Piccolo pedaggio? Perdere due terzi dei voti a Roma in cinque anni e un terzo in tre mesi è un “piccolo pedaggio”? E l’estinzione allora che cos’è, un medio pedaggio? Sallusti News parla anche di “flop dell’antipolitica”: il 50% fra astenuti e grilli non gli basta, comincerà ad accorgersene dal 90% in su. Il meglio però lo danno gli aruspici delle larghe intese, intenti a leggere i fondi di caffè per saggiare la magnifiche sorti e progressive dell’inciucio. Enrico Letta non ha dubbi: “Ha vinto il governo delle larghe intese, nessun premio alle forze di opposizione. Dicevano che il cosiddetto inciucio doveva portare Grillo all’80%: si sbagliavano, al ballottaggio vanno solo candidati del Pd e del Pdl”.” prosegue Travaglio nel suo editoriale spiegando che “Il Genio Nipote non s’è neppure accorto che i protagonisti delle larghe intese, Pd e Pdl, han perso almeno un milione di voti su sette in tre mesi (di Monti è inutile dire: non pervenuto). E non lo sfiora neppure l’idea che Pd e Pdl vadano al ballottaggio proprio perché si presentano l’un contro l’altro armati, non affratellati in un’unica lista, secondo uno schema che è l’esatto opposto delle larghe intese. Ma sentite l’acuto Epifani: “La gente ha capito che questo governo non è un inciucio, ma un servizio al Paese”. Forse non sa che Marino è uno dei pochi pidini che han votato contro il governo Letta. O forse pensa davvero che a Isola Capo Rizzuto i pochi elettori superstiti, mentre si trascinavano ai seggi, si interrogassero pensosi sui destini delle larghe intese. Ma sì, dai, non è successo niente, anzi è tornato tutto come prima. A parte un filo di “disaffezione”, ecco. Questi, quando vedranno i primi i forconi, esulteranno fischiettando: “Visto? Stiamo rilanciando l’agricoltura”. Ps. A Sulmona va al ballottaggio, secondo classificato col 21,8%, l’ingegner Fulvio Di Benedetto, della coalizione civica Sulmona Unita. Il quale, purtroppo, è morto 15 giorni fa. Un altro ottimo auspicio per le larghe intese.”

Link: http://www.investireoggi.it/attualita/marco-travaglio-sbugiarda-i-giornali-che-parlano-di-flop-del-movimento-5-stelle/#ixzz2UhpOlukO

by Alex C.

Riforme: i partiti bocciano le proposte del M5S

Vito Crimi – pagina
Riforme: i partiti bocciano le proposte del M5S

Pdl, Pd,Lega, Scelta Civica con Monti gettano la maschera. I rappresentanti della partitocrazia, hanno bocciato al Senato le proposte di Riforma contenute nella mozione del Movimento 5 Stelle.

In Aula ho chiesto ed ottenuto voto separato su ogni parte in modo da permettere ad ogni gruppo parlamentare di esprimersi in maniera separata su ogni singola proposta. Ma tutte sono state inspiegabilmente bocciate. Hanno gettato la maschera.

Al primo punto il Movimento 5 Stelle chiedeva "ancora prima di iniziare il percorso di riforme sulle forme di Stato o di governo, di indire un referendum consultivo d’indirizzo con diritto voto esteso ai 16enni". Un referendum da svolgere "su vari punti sull’opportunità di modificare e in quale modo la Costituzione in parti importanti, con un dibattito approfondito anche nelle scuole di almeno 6 mesi".

Bocciata anche la proposta che indirizzava il Parlamento a "procedere in tempi rapidi ad una limitata riforma della seconda parte della Costituzione con la riduzione del numero dei deputati e dei senatori, la riduzione del numero dei consiglieri regionali, la soppressione delle Province, l’accorpamento di Comuni,l’introduzione del referendum propositivo e consultivo senza quorum, l’eliminazione di ogni quorum per il referendum abrogativo, la fissazione del numero massimo di mandati elettorali a qualsiasi livello pari a due,la previsione dell’ incandidabilità alla carica di deputato e senatore di coloro che sono stati condannati con sentenza definitiva, sulle leggi di iniziativa popolare, un termine perentorio entro cui il Parlamento abbia l’obbligo di esaminarle.

Terzo e ultimo punto "affrontare le riforme esclusivamente nelle sedi parlamentari proprie in rispetto agli articoli 72 e 138"

by Alex C.

Ad ogni modo,tanto per ricapitolare

Ad ogni modo,tanto per ricapitolare:

2008 Roma: PD voti 521.880
2008 Roma: PDL voti 559.559
2008 Roma: M5S voti 40.473

2013 Roma: PD voti 267.605 (-254.275)
2013 Roma: PDL voti 195.749 (-363810)
2013 Roma: M5S voti 130.635 (+90.162)

2008 Siena: PD voti 11.723
2008 Siena: M5S voti 833

2013 Siena: PD voti 6.483 (-5240)
2013 Siena: M5S voti 2.194 (+ 1361)

2008 Ancona PD: 15.885
2008 Ancona PDL: 17.432
2008 Ancona M5S: 2.625

2013 Ancona PD: 10.652 (-5233)
2013 Ancona PDL: 4.266 (-13166)
2013 Ancona M5S: 5.711 (+ 3086)

2008 Avellino PD: 10.324
2008 Avellino PDL: 5.043
2008 Avellino M5S: 0

2013 Avellino PD: 6.845 (- 3479)
2013 Avellino PDL: 2.513 (- 2530)
2013 Avellino M5S: 1.054 (+ 1054)

by Alex C.

TRAVAGLIO COMMENTA IL RISULTATO DEL M5S

La disfatta dei 5Stelle alle elezioni comunali di ieri è figlia dei loro errori, ma anche dei loro meriti. Gli errori sono noti e li abbiamo più volte segnalati.

1) Comunicazione. Un movimento giovane e radioso, aggressivo ma sorridente, ha assunto via via una mutria ringhiosa, rancorosa, sospettosa, difensiva. Contro nemici veri ma prevedibili e contro nemici immaginari (il complotto interno dei traditori, le congiure dei partiti per spaccare i 5Stelle, le macchinazioni dei giornalisti, tutti cattivi a prescindere e servi per definizione).

2) Televisione. La scelta di Grillo di non mettere piede in tv e di costringere le tv a occuparsi di lui, azzeccata nella campagna per le politiche, è stata un suicidio in quella delle comunali: lì i comizi contro "Pdl e Pdmenoelle" lasciano il tempo che trovano. Chi vota vuol conoscere i candidati e i programmi. Se no gli schifati votano Grillo alle politiche e alle comunali si astengono.

3) Candidati. Il non-partito col non-statuto ha dei non-candidati, degli anonimi "portavoce". Che possono andar bene per opporsi in Parlamento, ma sono totalmente inadatti per l’elezione diretta e personalizzata dei sindaci. De Vito, a Roma, si presentava ai dibattiti tv leggendo un foglietto prestampato: anche se leggeva il Vangelo, levava la voglia di votarlo a chiunque non appartenga allo zoccolo duro del Movimento, che non supera il 10% (il resto è voto di opinione e va conquistato ogni volta). 4) Scelte nazionali. I balbettii delle consultazioni al Quirinale e degli incontri in streaming con Bersani e Letta, quando i 5Stelle non riuscirono a far capire la loro proposta di un governo fuori dai partiti con Rodotà, o Zagrebelsky, o Settis. E consentirono alla black propaganda anti-Grillo di addossargli la colpa dell’inciucio Pd-Pdl, già deciso la sera del voto, e di oscurare la bellissima candidatura di Rodotà al Quirinale.

5) Classe dirigente. Il sistema di selezione, con le parlamentarie nazionali online e con la votazione locale dei meet-up, tiene alla larga impresentabili, corrotti e riciclati, ma porta a galla troppi personaggi mediocri, se non addirittura imbarazzanti. Quella che piagnucola perché vuole andare a Ballarò, quello che campeggia dalla D’Urso, quelli che alla prima busta paga si fanno la pipì addosso e scatenano la rivolta della diaria. Consultare gli iscritti è fondamentale, ma necessita di un filtro successivo: meglio escludere qualcuno prima che espellerlo poi.

Ma anche alcuni meriti dei 5Stelle aiutano a spiegare la batosta. E sarebbe assurdo negarli.

1) Se tre mesi fa avesse prestato sottobanco 15 senatori a Bersani per il suo demenziale governicchio di minoranza, o se poi si fosse imbarcato nell’immondo carrozzone Letta-Alfano, il M5S si sarebbe guadagnato i favori dei giornaloni, della Rai e di mezza La7, che ora non lo lincerebbero da mane a sera, non inventerebbero scandali inesistenti (tipo i delirii della cronista di Report sulla pubblicità nel blog), non oscurerebbero la clamorosa rinuncia a 42 milioni di rimborsi elettorali, non lo accuserebbero di perder tempo a "parlare di scontrini" o di essere come tutti gli altri.

2) Le battaglie e i consensi dei 5Stelle hanno costretto gli elettori e i candidati del Pd a cambiare in meglio (il predatore migliora la specie predata): i primi, alle primarie, scelgono quasi sempre il più lontano dalla nomenklatura e più vicino alla società civile; i secondi, una volta in lizza, si ingrilliscono vieppiù rubando voti al candidato M5S. Pisapia a Milano, Doria a Genova, Renzi a Firenze, De Magistris a Napoli, Emiliano a Bari, Orlando a Palermo, Zedda a Cagliari, Serracchiani in Friuli. E ora Marino, che vince a Roma contro il Pd dell’inciucio (era per Rodotà). Invece alle politiche c’era Bersani con tutto il cucuzzaro, e Grillo superò il 25%. Ieri, nel pieno della débâcle alle comunali, i sondaggi nazionali davano M5S addirittura in ripresa al 24-25%. L’inciucio logora chi lo fa.

Marco Travaglio Da Il Fatto Quotidiano del 28/05/2013.

by Alex C.

Gioco d’azzardo. Endrizzi (M5S): “Ecco i politici finanziati da società di gioco”

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ROMA 22 MAGGIO 2013 – Giovanni Endrizzi (M5S Senato) interviene in aula e denuncia con nomi e cognomi tutti i politici, ex politici e partiti che ricevono regolari finanziamenti da società del gioco d’azzardo. Tra questi anche la fondazione Vedrò che vede la partecipazione del presidente del consiglio Enrico Letta e altri sei ministri del suo governo.

by Alex C.