30/01/2014 – Barbara Lezzi BANCHE BENEFATTRICI?


Secondo voi perché le banche sono disposte a pagare un’imposta sostitutiva di 900 milioni di Euro per coprire il buco dell’abolizione della seconda rata IMU prima casa?

Sono, dunque, benefattrici?

Facciamo chiarezza.

Nelle società private (SPA e SRL) il valore delle quote di mercato è stabilito dal patrimonio netto rappresentato dal capitale sociale più le riserve. Da tale valore dipende la redditività attesa della società e, quindi, il valore di mercato.

In Banca d’Italia, istituto di diritto pubblico, le riserve appartengono allo Stato, cioè a noi cittadini. Gli azionisti, banche private, detengono quote del capitale sociale pari, fino a ieri, a 156 milioni di Euro.

Premesso che con il decreto n. 133/2013 il Governo ha deciso di aumentare il capitale sociale di Bankitalia da 156 milioni di Euro a 7,5 miliardi attingendo dalle riserve statutarie (di proprietà dello Stato, cioè sempre di noi cittadini), ecco fatta la prima rapina che permette alle banche socie di poter iscrivere una partecipazione complessiva al nuovo valore pagando una misera imposta sostitutiva pari al 12%, i famosi 900 milioni che concorrono all’abolizione dell’IMU prima casa.

Sempre fino a ieri la legge stabiliva che le banche azioniste di Bankitalia potevano ricevere una quota degli utili pari al 10% del capitale sociale per un importo massimo di circa 15.000 Euro. Da ora in poi, a fronte del rivalutato capitale di 7,5 miliardi possono ricevere una quota di utili di massimo il 6%, pari a circa 450 milioni di Euro.

Facciamo i conti della serva:

nel 2010 gli utili netti di Bankitalia ammontavano a 852.306.887 milioni di Euro, dedotti gli accantonamenti per le varie riserve sono andati alle banche socie Euro 15.600, nelle casse dello Stato sono confluiti 511.368.533 milioni di Euro. Con le nuove regole alle banche private potranno andare 450 milioni di Euro, quindi, in un paio d’anni, avranno ben ripagata l’imposta sostitutiva e dal terzo anno in poi avranno un utile di 450 milioni di euro.

DENARO CHE NON ENTRERA’ PIU’ NELLE CASSE DELLO STATO.

Alla faccia nostra!!

Per completezza, il decreto Bankitalia obbliga le banche a non detenere una quota superiore al 3% del capitale. Ciò non costituisce un limite in quanto le banche detentrici delle quote si sono viste regalare una plusvalenza di circa 7.300 miliardi (differenza tra nuovo e vecchio capitale).

Alle banche non è stato fatto un regalo, è vero. Ne sono stati fatti due: uno relativo alla quota di partecipazione e l’altro relativo alla quota di utili distribuibili.

Intanto, Zanonato, ministro del TESORO DELLE BANCHE, dichiara: "Nessun regalo è stato fatto alle banche perché la rivalutazione del capitale è una più equilibrata ripartizione delle quote di partecipazione alla Banca d’italia che non comporta alcun onere per lo Stato".

Dalle mie arti un vecchio detto recita:

Attuti, curnuti e cacciati te casa. (Picchiati, cornuti e cacciati da casa)

Barbara Lezzi

by Alex C.

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